Verona

La città di Verona, dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, grazie alla sua storia, ai suoi monumenti, alla sua raffinata eleganza ed all'intramontabile quanto tragico amore fra Giulietta e Romeo, è una delle città italiane che, ancora oggi, riesce ad attirare a se turisti da tutto il mondo (circa tre milioni di turisti all'anno).

Verona, pur essendo una città antica, con alle spalle ben due millenni di storia, è oggi meta turistica internazionale e secondo centro economico del Veneto grazie alle sue attività produttive.
Storicamente Verona venne favorita nei secoli per la sua collocazione geografica, essa fu, in epoca romana, centro politico e commerciale di prima grandezza di cui oggi rimangono tracce come l’Arena ed il Teatro Romano, l’Arco dei Gavi, Porta Borsari, l'area archeologica di Porta Leoni e gli Scavi Scaligeri.
La zona degli Scavi Scaligeri, situata al centro della città, è divenuta nel Medioevo sede del potere politico e amministrativo. Qui sono state rinvenute le vestigia di epoche differenti (dai resti romani ai grandi palazzi del Sette-Ottocento, dall’architettura medievale a quella rinascimentale) che portano la testimonianza di quanto importante fosse a quei tempi la città di Verona.
Le antiche mura della città, delle quali si conservano ancora porzioni in ottimo stato, non solo conferiscono un aspetto particolare alla città ma ci permettono di ricostruirne la storia. Per esempio ci testimoniano dell’importanza strategica della città e della sua imponente difesa dalle aggressioni esterne. Ciò che rimane delle due cinte erette dai Romani è ben poco ("Mura di Galieno" vicino all'Arena), mentre le mura comunali tra Castelvecchio e Ponte Aleardi, che vennero ricostruite dopo l’inondazione del 1239, sono ancora in ottimo stato. Il perimetro fatto erigere dalla signoria scaligera, concluso nel gennaio 1325, che racchiudeva un’area di 450 ettari, fu sostanzialmente confermato dai Veneziani nel Cinquecento e nell’Ottocento dagli Austriaci, che fecero di Verona una delle quattro città fortificate del quadrilatero.
Verona fu considerata Giorgio Vasari (pittore, architetto e storico dell'arte) simile a Firenze, soprattutto per fioritura artistica e vivacità intellettuale e per gli usi e costumi della città. Verona infatti, fin dall'antichità, fu sede di cultura e studio.
Tra i personaggi più illustri ospitati dalla città è dovere menzionare Dante, Mozart, Goethe e Ruskin. Da ricordare fra le numerose istituzioni, la Biblioteca civica e la Capitolare (il cui Scriptorium attivo già nel VI secolo d.C.), l’Accademia Filarmonica, la Fondazione Arena, la Società letteraria e l’antica Accademia d’Agricoltura, Scienze e Lettere, l’Università ed il Conservatorio.
Charles Dickens dopo essere stato in visita a Verona scrisse questa poesia che racchiude in se una splendida visione della città:
« Deliziosa Verona! Con i suoi bei palazzi antichi e l'incantevole campagna vista in distanza da sentieri praticabili e da solide gallerie con balaustra. Con i suoi tranquilli ponti romani che tracciano la retta via illuminando, nell'odierna luce solare, con tonalità antiche di secoli. Con le chiese marmoree, le alte torri, la ricca architettura che si affaccia sulle antiche e quiete strade nelle quali riecheggiavano le grida dei Montecchi e dei Capuleti ... »

Il Teatro Romano, costruito alla fine del I secolo a.C. sorge ai piedi di colle San Pietro ed è composto da edifici di epoche diverse. In origine si estendeva dalla riva dell’Adige, alla sommità del colle ed era coronato da un tempio i cui resti sono venuti alla luce solo nel 1851, quando gli austriaci iniziarono gli scavi per la ricostruzione di Castel S. Pietro. Oggi è ritenuto il più importante teatro romano dell'Italia del nord.
Il Teatro è rimasto sepolto per molti secoli, perché, nel corso del tempo, oltre ad aver subito gli scontati eventi naturali, sulle sue rovine furono costruiti edifici religiosi e abitazioni che col tempo celarono completamente la sua struttura. Di questi edifici è rimasta la chiesa dei SS. Siro e Liberta che ha mantenuto parte della struttura originaria.
Chi scoprì in epoca moderna il teatro Romano di Verona fu Andrea Monga (1974-1861), un ricco commerciante, che avendo acquistato tutta l'area iniziò a condurre degli scavi che portarono alla luce frammenti di marmo, facendo nascere l’interesse per il monumento.
Nel 1904 il Comune di Verona entrò in possesso dell’area e proseguì i lavori di ristrutturazione fino al completamento negli anni 70. Il teatro originariamente (purtroppo oggi conserviamo solo i muri portanti in tufo), era ornato da statue e ricche decorazioni ed era così composto:
  • due parasceni laterali,
  • un muro dietroscenio,
  • un frontescena che si articolava in tre nicchie: una principale curva e due laterali quadrate.
Nelle nicchie erano presenti le 3 porte che portavano al palcoscenico. Lo spazio che correva tra il dietroscena e la scena ed i parasceni laterali era utilizzato sia per i servizi che per il deposito di materiale vario. Il frontescena, fungendo da fondale fisso per gli spettacoli, era decorato da molte statue ed architetture su tre piani. Davanti alla scena c'era il proscenio, limitato dal pulpito, dietro al quale si trovava il sipario. Con una larghezza di 105 metri la cavea, in calcare bianco della Valpolicella, si appoggiava sul colle San Pietro e solo lateralmente poggiava su muri radiali. Per il deflusso dell'acqua piovana, venne scavata una fossa lungo tutto il perimetro della cavea. Le gradinate erano divise in due settori, a loro volta divisi dalle scalinate. Sulla loro sommità si trovano l’ambulacro coperto e i resti di una sovrastante galleria. Le due gallerie sono coronate da una loggetta ad archetti in cui si accede attraverso una scalinata, su cui si può ammirare un arco ionico ornato da tori.
Dal 1948 il Teatro è sede dell’Estate Teatrale Veronese, stagione estiva di rappresentazioni teatrali, cui dal 1968 si è aggiunta anche la danza. Dal 1985 è sede, del festival Verona Jazz.
Arco dei Gavi è una costruzione dell’architetto romano Lucio Vitruvio Cerdone risalente al I secolo d.C. e si erge sul lato destro di Castelvecchio, in un'area verde affacciata sull’Adige. Sul monumento si può vedere la firma dell'artista, un fenomeno molto raro per l'età classica ed è anche uno degli aspetti che lo hanno reso famoso oltre al fatto che venne costruito per celebrare una tra le famiglie riconosciuta come il casato romano veronese più famoso fra quelli che si conoscono. La struttura, in pietra bianca veronese, originariamente presentava diverse decorazioni di bassorilievi vegetali e statue raffiguranti alcuni membri della famiglia dei Gavi; era composto da 4 fronti: i due fronti principali correvano lungo la via Postumia, poco distante dall’attuale Torre dell’Orologio. L’arco è ad unico fornice incorniciato da colonne corinzie e da un timpano triangolare. Il soffitto interno era a cassettoni e presentava una testa di Medusa. Nel Medioevo l’arco fu usato come porta urbica. Nel 1805, durante l’occupazione napoleonica, i francesi ne decisero la demolizione e fu ricomposto nel 1932 con i blocchi originali grazie anche all'impegno di Antonio Avena (storico italiano veronese)
Porta dei Leoni o anche detta Arco di Valerio fu costruita in tufo e mattoni nel I sec. a.C. Quando venne eretta, era alta 13 metri, aveva pianta quadrata e una corte interna, doppi fornici sulle facciate e gallerie nei piani superiori. Gli angoli del fronte esterno erano fiancheggiati da due torri poligonali di raccordo alle mura. Sulle torri e sulle gallerie si aprivano numerose finestre. In età imperiale venne ristrutturata e alle facciate di mattoni vennero addossati prospetti in pietra bianca veronese, i quali rispecchiavano le strutture architettoniche precedenti ma erano completi di decorazioni molto più ricche. Ciò che rimane della Porta dei Leoni è murato in un palazzo del XIII sec. e si tratta di metà della facciata interna della porta d’età repubblicana, con il successivo prospetto in pietra: un unico fornice inquadrato da un’edicola, sormontato da finestre centinate e riquadrate e, più in alto, da ciò che rimane di un’esedra (forse all’epoca adorna di statue) affiancata da colonnine tortili.
Piazza Erbe, la piazza più antica di Verona sorge sopra l’antico Foro Romano e per secoli è stata il centro della vita politica ed economica della città. Il lato nord comprende l'antico palazzo del Comune, la Torre dei Lamberti, la Casa dei Giudici e le case dei Mazzanti (anticamente Domus Blandorum scaligera che, nel XIV, al pianoterra ospitava botteghe e abitazioni private, mentre il piano superiore era adibito a granaio).
Il Iato ovest è chiuso dal Palazzo barocco Maffei (1668), decorato con statue raffiguranti dei greci quali Giove, Ercole, Minerva, Venere, Mercurio e Apollo. Il lato nord-ovest della piazza fonda sul Campidoglio romano.
La zona centrale (il cosiddetto "toloneo") è oggi sede del mercato cittadino. Provenendo da Corso Mazzini, all’angolo sud-est della piazza notiamo una serie di edifici che conservano ancora le linee strutturali delle case torri d’età comunale, residuo dell’antico ghetto.
Segue poi la DOMUS MERCATORUM (Casa dei Mercanti) fatta costruire nel 1301 da Alberto I della Scala. Il palazzo presenta un portico retto da colonne e pilastri, ampie bifore e merlatura; nell’800 una ristrutturazione ne alterò le originarie forme romaniche e l’edificio divenne sede della Camera di Commercio.
Seguono una serie di case rinascimentali su cui s’innalza la TORRE DEL GARDELLO, merlata e in mattoni, fatta erigere da Cansignorio nel 1370 per collocarvi il più antico orologio a campana di Verona.
Nell'ultimo tratto della piazza possiamo notare il retro della Domus Nova ed il prospetto laterale neoclassico del Palazzo del Comune (o della Ragione).
In mezzo ai è appoggiato l’arco della Costa (così chiamato per la presenza della famosa costola di balena che pende dalla volta).

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